mercoledì 4 febbraio 2015

Unpo' di Alfonsine nel cassetto

Stavo curiosando nei cassetti dei miei nonni, come fanno i bambini quando si stancano dei giochi comperi, oppure semplicemente non mi andava di stare in compagnia. Ricordo che c'erano dei quaderni scritti a mano che provavo a leggere, ma avevo appena imparato l'italiano e il corsivo con tutti quegli accenti mi era totalmente incomprensibile, ed era quello che mi incuriosiva - il fatto di non capire assolutamente nulla li faceva risultare interessanti.

Il dialetto mi è sempre piaciuto, era la lingua dei nonni - più dura, più sanguigna e vera. Mi entrava in pancia più dell'italiano anche se a quell'età il mio dialetto era unpo' claudicante. Mi ci sono voluti più di vent'anni per ritrovare uno di quei quaderni che il mio bisnonno Marôn aveva scritto - ovviamente aiutato da mio nonno, per gli alfonsinesi 'e Dado'. 

Non sono riuscito a conoscere Marôn in maniera cosciente, è mancato penso nel mio primo anno di vita, quindi questa raccolta è un saluto che voglio dargli, unpo' come dire - Ciao biso, da piccolo mi hai conosciuto solo tu, ma ora leggendoti ho la fortuna di conoscerti unpo' anche io! E ringraziarlo ovviamente. Ho trascritto la prima parte di quelli che lui ha intitolato come "Sonetti Africani" provando a tradurli - a volte non riuscendoci del tutto. Comunque credo che possano essere interessanti, anche solo per identificarsi nell'immaginazione di chi ha vissuto la prigionia a Zonderwater da romagnolo alfonsinese, quali paure e quali reazioni abbiano suscitato su di una persona della nostra terra. 

         

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