Queste poesie che ho scelto fra le tante che ho scritto, le ho ricopiate per significare in un solo quaderno, le varie epoche ch’io le ho scritte, per vedere se
hanno uno stile particolare, oppure se col passare del tempo la Musa si affievolisce, e perde il senso della fantasia e l’estro nel tempo non coltiva la mente.
Qui riunite insieme vi sono le prime esperienze composte in
prigionia ed in Africa, quando il tempo avevo a disposizione. Seguono quelle del ritorno delle quali m’invaghisco quando le leggo, poi vengono quelle che io chiamo da strapazzo, scritte in dialetto colle quali ci sorrido
sopra. Sono tutte poesie inedite perchè non vale la pena darle alla stampa per due ragioni. Primo perchè non ho danaro. Secondo, perchè non ho quella cultura che ci vuole per essere notato e quelle due sorelle che tengono
unite le poesie non so se sono del tutto rispettate vale a dire, Ritmica e Metrica.
Io credo di non aver fatto alcun torto a quelle due materie, ma siccome la mia università è l’osteria, posso benissimo aver saltato qualche
sillaba negli endecasillabi o nei settenari, quindi far zoppo un verso, una terzina, una quartina che sia. Questo non succede ai dotti, ai professori, ai letterati di mestiere. Detto questo mi si perdoni qualche scappatella
che può far stonare il composimento, riguardo alla grammatica il sonetto o poesia, ode o canzone. Tutto quello che ho messo in evidenza è per scrupolo mio personale che naturalmente avrei potuto fare a meno se non fossi
chi sono, cioè un laureato da caffè o da osteria.
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